Narrazioni

Embargo

Embargo

Uno degli spettacoli più affascinanti di Camorr è quando la luce della luna si riflette giù sui canali, colorandoli d’argento e poi sempre più su, sulle elaborate finestre colorate della città alta e del palazzo Ducale.

Probabilmente era a questo che pensava il Duca Nicovante, mentre contemplava dall’alto l’estensione del suo dominio, prima di essere interrotto da una voce che conosceva fin troppo bene.

“Mio signore, la minaccia che abbiamo temuto negli ultimi tempi si è infine concretizzata: l’embargo è in atto, le rotte sono bloccate e un altro dei vascelli di Tal Verrar è stato affondato la notte scorsa”

Il Duca sospirò, senza neanche voltarsi verso il proprio interlocutore e chiese:

“La motivazione ufficiale?”

Il Ragno attese un istante prima di pronunciarsi: “Quella che immaginavamo. Sostengono che il Ducato sia ormai in mano più ai ladri e ai delinquenti che al suo Duca e non intendono più commerciare con noi.”

Il pugno di Nicovante si strinse per pochi istanti intorno al cornicione della finestra prima di tornare a rilassarsi.

Quali voci giungono invece dal Mare di Ottone in merito ai pettegolezzi riguardanti i prossimi avvicendamenti politici qui a Camorr?”

Sono curiosi di conoscere quella persona, verranno qui appositamente per questo… oltre che per vedere i leggendari Gioielli della Corona, ovviamente.”

“Quindi procediamo come programmato? Pensi ancora che sia la strategia migliore?”

“Lo penso ancora mio signore, faremo spolpare ai due squali la stessa carcassa e Camorr ne uscirà più forte”

O non ne uscirà affatto… ma il Duca non diede voce a questi suoi pensieri, limitandosi ad annuire.

Silenziosamente come era apparso, il consigliere scomparve lasciando il signore della città nuovamente da solo.

Lo sguardo di Nicovante tornò sui comignoli e sui canali della bella Camorr. Per un istante gli sembrò quasi di intravedere uno di quei ladruncoli saltare giù da un tetto e le sue labbra si piegarono in un sorriso enigmatico.

Le lunghe notti di Camorr

Le lunghe notti di Camorr

I fiochi raggi di luce emanati dai globi alchemici creavano lunghe ombre scure nella fitta notte di Camorr, l’ora di Falsaluce era ormai passata da un pezzo.

L’uomo sedeva sul molo con le gambe a penzoloni, l’acqua sotto di lui puzzava di morte. Più di una volta aveva scorto con la coda dell’occhio un movimento appena sotto la superficie e cominciava a domandarsi se fosse solo la sua immaginazione o se fosse il caso di mantenere una distanza più consona alla reale pericolosità del luogo.

Era stato diverse ore a vedere il sole calare, preparandosi mentalmente a quello che lo aspettava. Un enorme galeone, battente bandiera di Tal Verrar, stava finendo le manovre di attracco al molo accanto al suo; poteva sentire i marinai urlarsi improperi e ordini da un lato all’altro del mastodontico vascello.

L’uomo si alzò e si sgranchì la schiena; una donna dai capelli ramati gli si avvicinò a passo sicuro: “Dai il segnale ai Randagi, c’è una carcassa da spolpare!” Un veloce sguardo d’intesa e la ragazza si allontanò silenziosa tra i vicoli. L’uomo si avviò a passo pigro verso il galeone e si fermò a fissarlo alla base della passerella, l’equipaggio cominciava a defluire per andare a cercare ristoro e sollazzo.

Sfilò un pugnale dall’interno dello stivale, guardò con un sorriso l’ignara sentinella rimasta di guardia, la raggiunse alle spalle: con un unico gesto fluido le recise la gola da un orecchio all’altro. Il tonfo sordo del corpo che toccò l’acqua fu l’unico suono che spezzò l’aria; l’indomani avrebbero dovuto cominciare a sbarcare il prezioso e pesante carico, pensò l’uomo guardando intorno, o almeno il carico che non sarebbe svanito, inghiottito dalle ombre che abitano ogni buia notte a Camorr.